Diciamolo subito: ha piena ragione Don Luigi Ciotti quando ha dichiarato che “a fare la differenza in Italia oggi è l’indifferenza. Ciotti nel caso specifico parlava di mafia e antimafia, ma denunciando inoltre che è l’Indifferenza a rendere “la nostra Costituzione un testo tanto citato, a volte celebrato, quanto poco praticato, realizzato, vissuto. L’indifferenza è oggi una grande alleata del male. In un mondo sempre più interconnesso, dire ‘non mi riguarda’ e voltare la testa dall’altra parte è diventare correi, complici. La diffusione della corruzione e delle mafie non si combatte solo tenendosi lontani, ma denunciando, testimoniando, mettendosi in gioco”.
Indifferenza per ciò che riguarda la lotta alla mafia, ma non solo, infatti la si nota protagonista di tutti i mali che affliggono il mondo. Solo per fare un altro esempio: la guerra, anzi le guerre, provocano indignazione e trasporto emotivo per un po’, poi scade tutto nell’indifferenza. Un male che ha origini nell’essere bombardati ogni giorni da tragedie e aspetti negativi che investono ogni aspetto della vita. Si vuol mettere un limite alle nostra sacrosanta voglia di essere protagonisti del bene, ma purtroppo, sbagliando, molti si chiudono nel non voler vedere e vivere la vita nel miglior modo possibile, oltretutto visto che tra pandemia ed altro il senso della precarietà della vita ormai la fa da padrona.
“Sbagliando”, è facile a dirsi e quindi bisogna spiegare perché lo è: è necessario sottolineare che la soluzione dell’indifferenza crea ancor di più precarietà e disastri, perché chi “comanda” si ritiene giustificato nell’uso della forza fine a se stessa e nel creare un sistema che non tiene conto di chi è fuori dalla cerchia, anzi chi è fuori è da schiacciare. Siamo al “tutto è relativo”, non si vuol punti fermi per paura che il popolo diventi cosciente e non più indifferente, e quando il “potere” li vuole imporre sono arma per distruggere l’altro, per fare guerre con le armi o meno, così come quando tanti parlano di identità, ma non parlano di umanità, l’unica vera identità che non crea dolore e discriminazioni.
Detto ciò viene in mente una frase di una canzone che ha fatto la storia della musica italiana, La Storia di Francesco De Gregori: “E poi ti dicono “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”. Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera”. E aggiungiamo: e di conseguenza a coltivare l’indifferenza e false identità.
Non si può che concludere con un grande grazie a Don Luigi Ciotti e tutti coloro che lottano contro questo grande male, l’indifferenza, ma l’unica medicina è non lasciarli soli in questa “guerra”.





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